Il mantra di apertura alle pratiche del Ashtanga Vinyasa Yoga a Pescara ha un significato chiaro e devozionale, tra respiro e recitazione cadenzata si da l’inizio ad un’energia che vibra nel corpo e si rifrange nell’anima.
auṁ
vande gurūṇāṁ caraṇāravinde
sandarśita svātma sukhāva bodhe |
niḥ-śreyase jaṅgali-kāyamāne
saṁsāra hālāhala mohaśāṁtyai ||
ābāhu puruṣākāraṁ
śaṁkhacakrāsi dhāriṇam |
sahasra śirasaṁ śvetaṁ
praṇamāmi patañjalim ||
auṁ
OM
Mi inchino e onoro i piedi di Loto della pluralità dei Maestri, che risvegliano la comprensione nella gioia del puro Essere, che sono il completo assorbimento nella gioia, guaritori della giungla(intesa come vita quotidiana piena di ostacoli e tentazioni), eliminando la delusione causata dal veleno del Samsara (esistenza condizionata e perpetua)
Mi inchino davanti al Saggio Patanjali, che ha mille teste bianche e luminose (come il divino serpente, Ananta) e che, assumendo una forma umana, tiene nelle sue braccia una conchiglia (suono divino), una ruota (disco di luce o del tempo) e una spada (discriminazione) Io mi inchino OM
Questo Mantra, è il primo passo verso il pratyahara ovvero ritiro dei sensi, un primissimo stadio di dhāraṇā, concentrazione, è la porta d’ingresso che ci darà, attraverso lo svolgimento della pratica di ashtanga, accesso ad un interiorità più intima e sottile, ad un certo spazio di consapevolezza che ci porta a comprendere che attraverso gli asâna che stiamo svolgendo con presenza mentale e cuore aperto si può andare al di là dell’aspetto puramente fisico.
Inoltre attraverso la sua recitazione è un modo per esprimere gratitudine verso il lignaggio e maestri eccelsi che hanno trasmesso lo yoga tradizionale nel corso dei secoli, consentendoci oggi di conoscerlo e praticarlo, facendoci aspirare alla liberazione=moksa, aiutandoci a gestire i vari ostacoli e afflizioni mentali=klesha.








